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giovedì 8 luglio 2010

9 luglio 2010: SILENZIO



GIORNATA DEL SILENZIO DELLA CARTA STAMPATA E DELL’INFORMAZIONE GIORNALISTICA
Io aderisco alla giornata del silenzio perché le parole sono l'unica mia arma e voglio continuare ad usarle per far valere i diritti dell'umanità.

lunedì 21 giugno 2010

2010: ODISSEA VERSO CASA...


Anno 2010: 20 giugno.
Città: Milano.
Missione: arrivare a casa.
Fatti: prendo il treno da Bologna, Eurostar già in ritardo di 20 minuti, che, con impegno e costanza, riesce ad accumularne altri 10 per arrivare ad un totale di mezz'ora (che non è male per un Eurostar della domenica). Arrivo in Stazione Centrale alle 23,50. Con passo felpato, ma deciso, mi dirigo, certa degli orari della metro in mio possesso,verso l'accesso al meneghino tube. Conto le differenze tra gli orari in mio possesso e quelli appesi sulla bacheca in stazione. Con rammarico mi rendo conto che le differenze sono più di 10. Purtroppo l'averlo scoperto non provoca in me sommo gaudio e gioia. Ma attendo. Nessun annuncio si ode. Eppure, quando dovrebbe arrivare la metropolitana con la destinazione a me utile, ne arriva un'altra. Mantengo la calma. Verifico il tabellone parlante. Il tabellone non parla mai della mia meta: PERCHE'? Mantengo la calma, piango e sbraito al telefono con un povero fidanzato a distanza che non può essermi minimamente d'aiuto. Nel frattempo la mia pancia lievita e quella che pensavo essere una gravidanza isterica per allontanamento dal fidanzato, si palesa come colite spastica. La rabbia isterica coinvolge ogni muscolo del mio viso, le cui espressioni riescono ad allontanare i peggio malintenzionati che frequentano i mezzi pubblici di notte. Prendo la metro con meta diversa da quella a me utile. Scendo a Crescenzago. Riguardo il tabellone parlante. Ma ancora si ostina a non nominare la mia meta. Con passo calmo e disteso, mi dirigo verso l' "omino del gabbiotto atiemmino" e con voce calda e suadente mormoro: "Ma si può sapere come ci arrivo a Gessate? Non esistono più metro per Gessate?!?!" L'omino sorride e con fare pacato, mentre sigilla ogni ingresso alla stazione, mi fa presente i milioni di annunci fantasma che il mio udito, non essendo bionico, ha perso e che avvisavano la gentile clientela che per arrivare a Gessate, causa lavori di manutenzione che facciamo solo per te, amico utente, per arrivare a Gessate devi, innanzitutto, iniziare a pregare, poi prendere la metro fino alla stazione di Gobba, poi un autobus, poi un'altra metro. E che dio ti benedica.
Non ho altra scelta. Mi rifiuto mentalmente di chiamare chiunque all'una di notte di domenica. Salgo sulla metro, più volte definita dall'autoparlante come "l'ultima metro" ... e questo provoca quella sensazione tipica dell'ignaro sfigato che palesemente va incontro ad un destino terribile nei film horror: L'ULTIMA METRO!
Accetto la sfida. Scendo alla stazione Gobba, vado all'autobus di collegamento (che non ha nessun altra definizione utile, tipo cartelli indicanti "Autobus per Cassina de Pecchi" o altre informazioni del tipo). La nebbia della rabbia si dirada e mi guardo attorno. Chi sono i miei compagni di viaggio? Extracomunitari, ragazzini di 16 anni, qualche strano personaggio sui 50 anni, una bella ragazza. Dopo una guida spericolata, si raggiunge la stazione di Cassina De Pecchi, si salgono le scale e si ATTENDE LA METRO. Già l'attesa di 5 minuti mi snerva, mi aspettavo un tappeto rosso, delle hostess gentili che ti offrono da bere e che si rammaricano costantemente per il disagio. Invece no. E quando arriva la metro e tutti e 20 i superstiti salgono allegramente, il mezzo non parte. Attendo. Fomento. Esplodo. Percorro a grandi passi, con la valigia sulla spalla, tutto il corridoio della metro e busso alla porta del guidatore. Un piccolo omino atiemmino con gli occhietti piccini mi dice: "Dica?" e io rispondo "Quando avete intenzione di far partire questo mezzo?". "Signora," (già dire signora a me mi fa girare ...), "... io devo rispettare gli orari, mica posso fare quello che voglio, anch'io me ne voglio andare a casa!" e si chiude dentro. Ed io, da sola, come un'anziana isterica SIGNORA dico: "Ma quali orari e orari, l'ultima metro doveva partire da centrale alle 00.49 e alle 1.30 era a Gessate da mò e invece siamo ancora qui." Le forze mi abbandonano. Crollo sul sedile. La metro parte. Arrivo a Gessate. Prendo la bici. Arrivo a casa. Sono le ore 1.50. Partorisco. E mentre sto per addormentarmi penso, alzando un dito al cielo: "Aaah, ma non finisce qui!".

martedì 1 giugno 2010

Le famiglie SANE

COMMENTO:Non è pensato da me, ma vorrei ragionarci per bene. Grazie Ale!

Giusta osservazione : le famiglie sane sono quelle che riescono a restituire ai propri figli , sotto forma di risparmio e/o aiuti economici, l’equivalente del debito pubblico pro capite (il freno al decollo delle nuove generazioni):

quella è la quota che altrimenti indebitamente sarebbe tutta caricata sulle spalle della nuova generazione e i genitori sani sono quelli che riescono a restituire ai propri figli quello che in più hanno avuto dal sistema a discapito delle future generazioni che sarebbero arrivate.

Il problema è che nel futuro questa capacità di auto compensazione verrà sempre meno e le nuove generazioni si ritroveranno VERAMENTE tutto il debito pro capite da sostenere senza aiuto alcuno………… motivo per cui oggi, mettere al mondo un figlio, significa prevedere di poter comprare ad egli una casa, pena il rischio di ritrovarselo in casa finché morte non li separi nel già modesto ed attuale trilocale (figlio sessantenne uccide padre novantenne per futili motivi durante una disputa di precedenza sull’utilizzo del cesso) .

mercoledì 26 maggio 2010

Qualcosa non funziona ... Ma cosa?

Non mendico. Questo è vero. Faccio solo alcune rinunce. E tutti nella vita rinunciano a qualcosa. Non pretendo di potermi fare qualche viaggetto e contemporaneamente di potermi comprare quel paio di scarpe marroni basse di cui avrei tanto bisogno per andare in ufficio. Rinuncio alle scarpe e parto per Amsterdam (il volo costa meno delle scarpe!).
Sta bene.
Il problema sta nel fatto che, benchè concedendomi due vacanze economiche all'anno e rinunciando ad altro, io arrivo a fine mese con ZERO EURO sul conto corrente.
E il mio stipendio viene bonificato il 10 del mese successivo.
Ops.

Quindi: quale futuro? quale attività in proprio? quale investimento? quale figlio? e se "figlio sia": quale futuro per lui? Un tenero piccolo neonato che viene al mondo inconsapevole del fatto che dovrà mantenere i genitori, che saranno anche senza pensione, nonchè, ancora abissati dai debiti a 70 anni?
Può accadere che cogitare sul "figliare" mi faccia sentire un minimo egoista e ancor più opportunista...

E quindi?

Vista la premessa in incipit, i dubbi sono i seguenti:
- le case costano troppo?
- i mutui sono proibitivi?
- gli stipendi sono troppo bassi?
- i costi per la telefonia sono eccessivi?
- le utenze domestiche, quali gas e corrente elettrica, hanno costi troppo alti?
- perchè il prezzo della pasta al chilo continua ad aumentare?

A questi dubbi, possono essere date delle risposte certe?